Audacia vs Incoscienza

da 11Lug2019

Un filo sottilissimo

C’è un filo sottilissimo che separa l’essere audace dall’essere incosciente. È vero che devo buttarmi se voglio arrivare, ma fino dove posso spingermi per non cadere nell’imprudenza e nell’irresponsabilità? Neanche se provo ad attingere alla saggezza dei proverbi trovo risposta: da una parte “la fortuna aiuta gli audaci”, dall’altra “chi troppo vuole, nulla stringe”; da una parte l’esortazione a non pensare troppo ed agire d’stinto, dall’altra il ridimensionamento e l’incitazione alla riflessione. Quale ascoltare? Considero i proverbi patrimonio esistenziale, comandamenti di vita tramandati di generazione in generazione. Finiscono invece per diventare una sorta di indovinello, con la verità da cercare tra l’uno e l’altro. Forse sono un puzzle da ricostruire i cui pezzi sono da ricercare nella memoria oramai svanita di persone anziane. È un attimo e mi sono già persa di nuovo in congetture. Di nuovo mi ritrovo a cercare una giustificazione alle mie scelte. Peggio ancora: di nuovo quel bisogno di convincersi prima di fare il passo. Mi sono promessa di vivere lasciandomi scorrere, guidata soltanto dall’istinto, ma mi ritrovo spesso a doverla zittire questa mente. In testa mi balza ora l’immagine di quando si sta ai bordi di un precipizio e ci si lascia cadere piano piano in avanti. C’è sempre un momento in cui si resiste ancora, prima di perdere l’equilibrio. C’è quel cavolo di istante in cui puoi ancora tornare indietro, istante in cui sai che se deciderai di sporgerti di un altro millimetro, avrai automaticamente deciso anche di cadere giù, senza il bisogno di sperimentare l’azione per capirlo. Lo sai e basta. Quello è il momento in cui da audace diventi incosciente. Questo significa che ci sono delle cose che devono essere decise dalla mente e non dall’istinto? La mia teoria dell’agire senza pensare perché nella vita bisogna vivere e non pensare di vivere se si vuole apprendere, decade: non può essere applicata ad ogni situazione. Ci ho pensato su parecchi giorni. Mi sono sentita un po’ frustrata a dire la verità. Non c’ho mai messo tanto, a scrivere un articolo. Anche il fatto di doverci pensare su per arrivare ad una conclusione non aiutava per niente. Poi ho capito: il mio errore stava nell’attribuire all’istinto il connotato attivo dell’azione, quando  in realtà è una sorta di limbo tra il pensiero e l’azione. Dal latino instinctus, participio passato del verbo instinguere, stimolare, eccitare, il significato del termine istinto si può ridurre a propensione naturale. Nulla a che vedere col ragionamento. Nulla a che vedere con l’azione. Fateci caso: si dice infatti “agire d’stinto”, proprio perché d’istinto è una maniera di agire e non l’agire stesso. Tornando quindi al mio errore, non ci sono delle cose che devo per forza decidere con la mente, con il pensiero. Esistono semplicemente delle cose che devono essere decise dal nostro istinto sulla base della nostra memoria interna cui lui automaticamente attinge quando si trova di fronte ad una determinata situazione. In altre parole, esistono situazioni nelle quali il nostro istinto reagisce per similitudine: decide sulla base di codificazione di DNA, di personalità. Non si tratta, quindi, di decidere con la mente e l’azione del pensare, ma di aspettare che arrivi il pensiero da solo. Azione passiva, non attiva. In pratica, continuando con la metafora: quando mi trovo sul precipizio e mi spingo oltre fino a quel momento limite,  avvertirò improvvisamente la sensazione che se mi sporgo oltre cadrò. L’istinto, che attinge dalla mente primaria, quella che viaggia alla frequenza degli stimoli primordiali di bene-male, buono-cattivo e dolore-piacere, mi farà fare un passo indietro. La mente non ha avuto altra funzione se non quella di servitrice dell’istinto. Anche lui, il cui chackra è rappresentato da Ajna, il terzo occhio, necessita, per adempiere al proprio dovere stimolante, di vedere chiaramente. E lo fa anche attingendo dalla memoria primordiale che nulla ha a che vedere con la memoria che tutti conosciamo, fatta di ragionamenti e congetture, intrisa di paura e di tutti quei sentimenti che ci oscurano la verità. A nostra insaputa il nostro istinto cercherà le sue risposte e ce le farà pervenire, in un modo o nell’altro, tutt’un tratto, facendoci agire nella maniera più consona alla nostra indole naturale. Non è pertanto neanche universale: basti pensare all’istinto della tigre contrapposto a quello del camaleonte. Allo stesso modo ognuno di noi ha un istinto proprio, istinto che si deve seguire se ci si vuole avvicinare sempre più alla conoscenza di se stessi e diventare, così, padroni della propria vita. C’è un filo sottilissimo che separa l’essere audace dall’essere incosciente, l’essere furbo dall’essere stronzo, l’essere buono dall’essere coglione. I limiti di quel filo sottilissimo risultano  così fragili, così invisibili, così sfuggenti, così soggettivi, così folli, così magici, da esistere e basta, senza possibilità di comprensione. Ma state certi che se mai vi capitasse di perdervi, quando vi troverete lì, al limite del vostro burrone, il vostro istinto ci sarà, pronto a farvi fare il passo indietro di cui avete bisogno. 

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Il nostro Blog Guidati da Ajna è ricco di articoli scritti in posti sempre diversi che stimolano nuovi spunti e nuovi argomenti del vivere secondo natura.

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