Decalcificate la ghiandola pineale!

da 30Mag2019

Allontanatevi dal gregge!

Amo la vita. Sia io che Nicola siamo innamoratissimi della nostra vita. Ve lo dico perché anche l’amore, come la rabbia, è un sentimento che quando è tanto ha bisogno di uscire, di essere urlato. Nessun sentimento va soppresso.  O implodi o esplodi. E io preferisco di gran lunga esplodere. Apparteniamo al genere umano, essere vivente che necessita di esprimersi, di raccontarsi. Quando non è così, significa che c’è un blocco energetico. I blocchi energetici possono essere causati da diversi fattori. Uno di questi è sicuramente l’alimentazione. Blocchi energetici accompagnano blocchi emozionali e insieme ostacolano il raggiungimento della felicità cui ognuno di noi aspira. Ho conosciuto diverse persone che dopo essere diventate vegane sono diventate persone più rilassate, più estroverse e più entusiaste. Non solo perché non hanno più mangiato animali e loro derivati, che è scientificamente provato che scatenino nel consumatore episodi di agitazione e nervosismo, probabilmente a causa della carica energetica di terrore che  s’imprime nell’animale nel momento precedente la sua morte. Questo primo cambiamento se n’è portati dietro, difatti, tanti altri. Cambiare dieta ha dato il via ad una serie di sblocchi di natura sia fisica che mentale. Queste persone le potete andare a conoscere anche voi: esistono diversi gruppi facebook dai quali potete attingere. Non mancherò di realizzare per voi delle interviste in un secondo momento. Intanto vi lascio la più autentica delle testimonianze: la mia! Io prima mangiavo di tutto e male. La carne non mancava mai. Dagli amici sono sempre stata considerata la regina della griglia. Al barbecue ho sempre cotto, modestia a parte, la miglior carne che si potesse mangiare. Le costine di maiale: la mia specialità. Anche con il pesce sono bravina, in maniera particolare salmoni interi sui due kg. Mangiavo per il gusto di mangiare senza alcuna coscienza del lato nutrizionale dell’atto, senza alcuna coscienza del lato distruttivo dell’atto. Non conoscevo niente di anatomia umana e di digestione. Pensavo che mangiare servisse a soddisfare un piacere e basta e questo mi portava a scegliere del cibo scadente dai banchi del supermercato. Mi preoccupavo di spendere poco, senza chiedermi perché alcuni prodotti costassero meno di altri. Non facevo neanche del mangiare un atto sacro: mangiavo tranquillamente anche se ero arrabbiata e avevo lo stomaco chiuso. Dopo aver mangiato avevo spesso voglia di coricarmi sul divano. E per forza! Sfido chiunque a sentirsi leggero dopo un piatto di pasta alla carbonara! Dolci? Più che potevo! Da molto giovane ne mangiavo fino a stancarmi, tanto non avrebbe inciso molto sulla mia fisicità. Da più adulta mi sono posta dei paletti per evitare di dovermi rifare l’armadio. Ma arriviamo al dunque. Non posso dire di certo che ero una persona triste prima di cambiare alimentazione: sono sempre stata una ragazza solare. Facciamo un passo indietro: ho ridotto il consumo di carne a una volta ogni dieci o quindi giorni; ho ridotto il consumo di pesce a una volta a settimana; ho inserito nella mia dieta i legumi (a parte i fagioli classici non ne conoscevo altri); ho scoperto che esistono i cereali in chicco come alternativa alla pasta; ho imparato ad iniziare i miei pasti con delle verdure crude; ho imparato a mangiare frutta e verdura di stagione e abbracciato il concetto del biologico; ho smesso di fare colazione con brioches e cappuccino  per lasciar spazio a porridge, muesli, frutta fresca matura (cotta e cruda) e pancake; ho imparato a mangiare alghe con dei nomi stranissimi e a inserire i semi oleosi nelle insalate; ho imparato a non salare i miei piatti e a utilizzare erbe e spezie per insaporire. Dopo qualche mese (previa fase detox di circa tre settimane in cui ho consumato solo frutta e verdura perlopiù cruda) ho iniziato a dimagrire e ho notato che se sgarravo ogni tanto non si vedeva affatto: il metabolismo si era accelerato. Dopo i pasti non mi veniva più sonno. Mi è venuta quasi da subito voglia di fare attività sportiva: ho iniziato col fare ogni giorno un’oretta di passeggiata veloce all’aperto, poi ho inserito esercizi mirati via via più intensi  per definire maggiormente il fisico. Non avevo mai fatto sport prima, quindi per me era stata una novità inaspettata. Mi sentivo meglio e gli esami del sangue di controllo annuale non presentavano più i soliti valori sballati (seppur sempre stati di poco valore, ma c’erano). Le persone che mi stavano attorno iniziavano a dirmi di vedermi radiosa e notavano in me una tendenza pacifica nuova nelle conversazioni: diciamo che sono sempre stata una ragazza piuttosto cocciuta e testarda. Notavo anche io di essere più aperta al dialogo. Ho iniziato a nutrire interessi nuovi e avevo voglia di leggere parecchio. Né io né Nicola soffriamo più di reflusso gastroesofageo: anche lui ha abbracciato il mio stile alimentare, anche se sgarra qualche volta di più visto che se ne approfitta del fatto che deve ancora iniziare ad ingrassare mangiando. Anche nostro figlio mangia come noi. Allattato al seno fino a quasi due anni e autosvezzato, non si è mai ammalato. Ha fatto un raffreddore da molto piccolo durato solo due o tre giorni (la mia pediatra, che mi legge, può confermarlo). Nemmeno io e Nicola ci ammaliamo più. Solo io ci tiro dentro ogni tanto con le mie tonsille, che dovrei togliere (non l’ho ancora fatto perché ho fifa). Ho cambiato alimentazione, è cresciuta la mia autostima e diminuita la paura per lasciar spazio al coraggio e all’azione: mi è cresciuta dentro la voglia di prendere le redini della mia vita in mano. Ho iniziato ad intraprendere un percorso spirituale che non ha ancora avuto fine. Ho iniziato a sviluppare un intuito nuovo. Mi sono sentita come un animale selvatico rilasciato nella sua foresta dopo anni di addomesticamento subìto. Dopo aver mosso i primi timidi passi, ho capito che ero finalmente libera, come se mi fossi spogliata di un fardello. Potevo tutto. E non volevo più niente di quello che mi circondava, di quello che fino a poco prima ero convinta di aver voluto. Ma la cosa incredibile è che tutto questo accadeva parallelamente anche a Nicola.  Non poteva essere una coincidenza. Si risvegliava in noi un istinto che non sapevamo di avere. Parlando per me, ho sempre sentito dire la frase “segui l’istinto”, ma non l’avevo mai individuato davvero, questo istinto. Non fino a quando ha iniziato a guidarci in quelle che saranno essere le scelte che ci hanno portato qui oggi, in questo camper, nella prima giornata calda di un’estate che sembrava non arrivare mai. Facevamo scelte, stillavamo progetti e la vita ci regalava quello che ci serviva per il loro espletamento. Ho capito successivamente cosa era successo: era avvenuta la decalcificazione della nostra ghiandola pineale. Essa si trova al centro del nostro cervello ed è responsabile della sintesi della melatonina, che svolge un importante ruolo nella regolazione dei cicli di sonno e veglia. Essa è anche riflesso del sesto chakra ed è per questo chiamata “terzo occhio” in quanto responsabile del nostro intuito, della nostra capacità di orientamento nella vita, della nostra creatività e quindi della nostra capacità di emergere dalla massa. Non lo sapevamo, ma l’aver cambiato dieta aveva letteralmente fatto fuori il fluoro dalla nostra vita. Esso, contenuto principalmente nei cibi il cui consumo avevamo ridotto praticamente a zero, risulta essere il secondo colpevole della calcificazione della ghiandola pineale (che ne assorbe molto di più rispetto le nostre ossa). Esso venne aggiunto alla rete idrica verso la fine della seconda guerra mondiale nel tentativo di migliorare la salute dentale della popolazione. Che sia stato davvero quello il motivo? Fatto sta che l’OMS stessa (Organizzazione Mondiale della Sanità) sancisce che “i livelli di floruro superiori a 1.5 mg per litro causano serie problematiche allo smalto dei denti e depositi nelle ossa”, mentre la sua mancata assunzione non riporta alcun danno. Abbiamo così anche gettato l’ultimo tubetto di dentifricio contenente fluoro. Non ce ne siamo neanche accorti, ma tutt’un tratto da persone come tante, con un lavoro fisso e una casa, abbiamo iniziato a pensare diverso dalla massa. Ci siamo allontanati dal gregge e abbiamo imboccato una nuova strada. Che sia la strada giusta è ancora presto per dirlo. Ma di sicuro è quella della felicità ed è da un pezzo che qui in camper si preferisce essere felici, più che aver ragione. 

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