Lavadero de ropa

da 12Mar2019

RITORNO AL PASSATO

Mi arriva un messaggio innaspettato ieri pomeriggio da parte di un amico che mi chiede in quale parte del mondo io mi trovi. Col sorriso stampato in faccia rispondo che sono in Spagna e gli mando la posizione tramite Google Maps perchè così faccio prima e sono più precisa. Mi risponde: “passate per Cabo de Gata, posti bellissimi, adoro!!”. Guardo subito su Google Maps quanto dista dalla nostra posizione attuale e vedo che ci separano sei km circa. Imposto il navigatore e guido Nicola verso il paesino. Beh, tutto mi aspettavo, tranne di tornare indietro: Cabo de Gata è una macchina del tempo che ti lancia nel passato. Ti muovi tra i rilievi da cui sbucano come funghi le case, qua e là, tutte rigorosamente bianche. Ce ne sono anche di organizzate in gruppi da cinque o sei e ogni tanto incontri qualche paesino. I più meravigliosi sono quelli che si affacciano sul mare: mamma mia che spettacolo! La Isleta del Moro è dove abbiamo deciso di dormire: un piccolo borgo di una manciata di case bianche sul mare su suolo di origine vulcanica. Qui il tempo sembra essersi fermato. Non so spiegarvi il perché, ma avete presente quando vi trovate di notte in una strada buia di sera tardi e vi sentite a disagio e non vedete l’ora di passare oltre per tornare alla luce? Il motivo concreto del perché in certi posti si hanno certe sensazioni non  lo si sa, ma succede. Ed è questo quello che succede a La Isleta del Moro: vi sentite in altri tempi. In piazza c’è ancora il lavadero de ropa: il luogo in cui le donne facevano il bucato. Non ne ho mai visto uno ma sfiorando con la mano quei lavabi posso vedere quelle donne che lavano vestiti, sullo scivolo rigato, con il sapone di Marsiglia, chiacchierando tra loro: chi si lamenta del marito che è un fannullone, chi racconta di aver appena finito di preparare il brodo di pesce e chi deve pazientare il bimbo che strattona la gonna perché ha fretta di andare alla spiaggia. Come posso non immaginare poi i mariti che mettono a terra le loro imbarcazioni dopo essere andati a pescare in mare per sfamare la propria famiglia ?

Dopo la passeggiata tra le viuzze del paesino abbiamo ripreso il camper e ci risiamo avventurati di nuovo tra le strade deserte in mezzo ai rilievi che ci hanno portato al paese diroccato

Rodalquilar, la parte nuova, è una galleria d’arte: sulle pareti delle case sono attaccate tele meravigliose. Nicola deve procedere in prima per non andare contro a qualche muro: non riusciamo a fermare gli occhi che scappano ovunque per seguire i dipinti. Che meraviglia! Un quadro in particolare attira la nostra attenzione. E’ il quadro-indizio che ci ricorda che siamo sulla strada giusta, che siamo dove dobbiamo essere: raffigura una casa  coi tentacoli che vaga per il mare, come a confermarci che casa può essere anche cosa mobile a differenza di quanto sostiene il nostro codice civile.

Sono qui coricata sul letto e ringrazio il mio amico per avermi mandato un messaggio ieri pomeriggio. Ringrazio la vita per continuare a mandarmi segnali. Mi credete se vi dico che è la prima volta che quella persona mi invia un messaggio dal nulla? Non avendo nemmeno troppa confidenza non ho voluto violare la sua privacy e nel racconto l’ho chiamato in modo generico “amico”, ma non ci ho mai parlato al di fuori del luogo in cui esercita la sua professione. Mi ha chiesto dove mi trovato perché erano con lui in quel momento un paio di amici che abbiamo in comune e sicuramente gli hanno raccontato del mio viaggio. La vita mi ha voluto far fare un tuffo nel passato per farmi capire che è da lì che devo ripartire: ad un certo punto l’umanità ha toppato. Siamo diventati quella che lo scrittore e psichiatra Vittorino Andreoli definisce “la società dell’homo stupidus stupidus” in cui “solo gli imbecilli possono essere felici”.  L’unica salvezza, sostiene lo scrittore, è quella di sparire, diventare dei Nessuno, fare come il protagonista del suo romanzo, Il silenzio delle pietre (per acquistarlo clicca qui, oppure se lo vuoi nella versione ebook clicca qui), che scappa da internet, dal mondo virtuale che impedisce di pensare, di essere. L’uomo si è perso, ha perso. Ha perso i valori della vita. Non me ne vogliate donne che leggete, va bene l’emancipazione e la parità dei diritti, ma anche lì siamo andati oltre. “La nostra evoluzione millenaria ha impresso in modo indelebile nel nostro cervello limbico importanti associazioni derivate dalle esperienze (…); l’essere umano non è tra le specie più adattabili sul pianeta, non è in grado di modificare velocemente il suo DNA. E la riprova è che esso è quasi immutato rispetto a quello di oltre centomila anni fa, come si evince in base all’analisi del DNA di resti umani preistorici” (Ventuno giorni per rinascere – Franco Berrino, Daniel Lumera e David Mariani; per acquistarlo clicca qui, oppure se lo vuoi nella versione e-book clicca qui). Le donne hanno sempre poco tempo per occuparsi della famiglia. Ma siamo noi donne che abbiamo impressa in maniera indelebile nel nostro DNA l’esperienza del preparare il cibo per la famiglia, di rendere confortevole il nostro nido. E non mi sembra di sminuire la donna nel dire questo. Vi sembra poco importante? Ora con questo non sto dicendo che la donna deve stare a casa a fare da mangiare e l’uomo deve portare a casa i soldi. Dico che non possiamo fregarcene. Dico che non possiamo neanche non ascoltarla la nostra natura. Dico anche che bisogna contestualizzare l’argomento al nostro millennio rivolgendosi ad entrambi i sessi. Bisogna aiutarsi in famiglia e farsi delle domande:  l’amore nel preparare da mangiare dov’è? Si butta su un piatto di pasta e via. Mangiare sano è vitale. Ingerire cibo sbagliato è la forma di avvelenamento più lenta che ci sia. E i detersivi con cui si lavano i panni? Avete idea del danno che provocano quei vestiti a contatto con la nostra pelle? E i saponi con cui ci si lava? Ne siete a conoscenza ? C’è un fottuto bisogno di una macchina del tempo qui. C’è bisogno di amore per se stessi, per la vita. C’è bisogno di regredire: il progresso c’ha portati fuori strada. C’è bisogno di tornare a lavare i panni in piazza, c’è bisogno di un lavadero  de ropa.

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Il nostro Blog Guidati da Ajna è ricco di articoli scritti in posti sempre diversi che stimolano nuovi spunti e nuovi argomenti del vivere secondo natura.

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