Le proteine della carne sono davvero nobili?

da 10Mag2019

Confutazione e declassamento!

Quanti di voi in risposta ai miei ultimi articoli circa la natura erbivoro-frugivora dell’uomo hanno pensato: “ok, ma se non mangio carne, come faccio col ferro e con le proteine che solo lei può fornirmi?”. Vi siete fatti il pensiero più logico che chiunque prima o poi si è fatto: sia chi si è avvicinato all’idea di non mangiarne più, sia chi, al contrario, continua a ritenerla essenziale nella propria dieta. Anche io mi sono fatta questa domanda e anche io ho avuto paura di farmi mancare qualcosa di estremamente utile all’organismo per il suo corretto funzionamento. Ho anche pensato al fatto che la mia bisnonna c’è campata novant’anni mangiando carne. Ma è anche vero che il vecchietto che mi abitava a fianco da piccola è campato anche di più pur fumando tre pacchetti di sigarette al giorno. Procedendo per logica anche quello che oggettivamente nuoce alla salute non ammazza tutti, aumenta “soltanto” la percentuale che possa accadere. Vero è anche che il nostro corpo è dotato del dono dell’auto-guarigione e prevede moltissimi meccanismi di difesa che scattano ad ogni nostro attacco nei suoi confronti. Ovvio è che più lo indeboliamo più vengono meno queste peculiarità. Vediamo cosa accade quando ingeriamo carne. La digestione delle proteine comincia nello stomaco, in un ambiente acido: per poterle utilizzare  il nostro corpo deve scomporle nella loro forma più semplice, ossia in aminoacidi. Nel caso della carne la digestione richiede moltissimo tempo in più rispetto a quella delle proteine di origine vegetale, che sono, invece, strutture semplici di aminoacidi che tolgono al corpo molta meno energia. A tal proposito Robert S. Morse ben ci ricorda nel suo manuale (The detox miracle guida completa) che “è importante comprendere che le sostanze nutritive agiscono diversamente in un ambiente anionico (acido) rispetto a come agiscono in un ambiente cationico (alcalino). Gli aminoacidi, in un ambiente alcalino diventano agenti liberi utili per la crescita, la manutenzione e la riparazione. In un ambiente acido questi, invece, tendono a legarsi con i minerali, i metalli e i grassi, causando ulteriori condizioni tossiche”. Mentre i carboidrati e i grassi sono il carburante del nostro corpo (forniscono energia), le proteine sono di fatto i suoi materiali da costruzione: sono principalmente utilizzati dal nostro corpo per costruire, mantenere e riparare se stesso. Questi aminoacidi si dividono in essenziali e non essenziali, ossia, rispettivamente, in quelli che dobbiamo assumere attraverso l’alimentazione e in quelli che il nostro corpo è capace di sintetizzare a partire da altre sostanze. Non c’è alcuna differenza tra gli aminoacidi di origine vegetale e quelli di origine animale dal punto di vista biochimico. Questo già basta a smontare il mito della nobiltà delle proteine della carne. Ma da dove viene questa falsa credenza? Ce lo spiega benissimo Riefoli nel manuale “Mangiar Sano e Naturale con Alimenti Vegetali Integrali“: l’autore sostiene che il mito risale a “quando di fisiologia e di nutrizione si sapeva ancora poco” e “siccome le proteine della carne e delle uova contengono contemporaneamente tutti e otto gli amminoacidi essenziali e per di più in modo bilanciato, allora si considerano questi alimenti con proteine, di alto valore biologico. Mentre, poiché le proteine della lenticchia, contengono pure tutti gli otto aminoacidi essenziali, ma non nelle proporzioni considerate ideali, allora si parla di proteine di scarso valore biologico”. Se proprio volessimo raggiungere con le lenticchie il valore biologico della bistecca, basterebbe accompagnarle, ad esempio, al riso integrale. Ma c’è davvero tutto questo bisogno di perfezione? Ciò che conta secondo i nutrizionisti è,infatti, che il profilo aminoacidico sia garantito addirittura nella settimana, non in un pasto singolo di una giornata. Se volessimo continuare a ragionare per completezza aminoacidica della carne, allora dovremmo anche sostenere il cannibalismo: la carne umana è sicuramente quella in proporzione ottimale per l’uomo. Ma è provato che chi si alimenta di carne umana è soggetto ad ammalarsi di una delle varianti del morbo di Creutzfeldt-Jakob, a sua volta la variante umana della BSE (il famoso morbo della mucca pazza). A sostegno della confutazione della nobiltà delle proteine della carne gioca anche il fatto che in realtà il nostro corpo non ama la pappa cotta. Il nostro organismo è un fabbricante di proteine: il DNA e l’RNA cellulare non fanno altro che codificare proteine per la sopravvivenza dell’intero organismo. Come sostiene Riefoli, “i cibi vegetali, in quantità e varietà adeguate, contengono ciò che serve per i bisogni energetici e nutrizionali dell’uomo anche se in modo frammentato, diversificato e complementare, ma è un bene che sia così. I cibi animali, e carnei soprattutto, contengono più di ciò che serve all’uomo e glielo forniscono in modo prefabbricato. Dare la pappa pronta al corpo lo indebolisce perché non gli consente di svolgere il compito di produzione ed assemblamento dei pezzi che gli compete”. La stessa ADA (l’American Dietetic Association), una delle più importanti e autorevoli organizzazioni di nutrizionisti del mondo, nella Posizione Ufficiale del 2009 sostiene che “le diete vegetariane correttamente pianificate, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie”. Nella Posizione Ufficiale del 2003 l’ADA affermava inoltre che “L’American Institute for Cancer Research e il World Cancer Reasearch Fund (l’Istituto Americano per la Ricerca sul Cancro e la Fondazione Mondiale per la Ricerca sul Cancro) invitano a scegliere principalmente diete a base di cibi vegetali, ricche di varietà di verdura e frutta, legumi e cibi poco raffinati ricchi di carboidrati complessi, raccomandando di limitare il consumo di carne rossa nel caso questa venga assunta”. E ancora: “L’assunzione tipica di proteine da parte dei lacto-ovo-vegetariani e dei vegani risulta in grado di soddisfare e addirittura superare le quantità richieste”. Anche circa il ferro gli studi confermano che ne mangia di più un vegano di un mangiatore di carne: esso è presente in abbondanti quantità in tutti i legumi, nelle crucifere, nelle altre verdure, negli spinaci, nei cereali integrali e nella frutta secca oleosa. Questi ed altri studi sono disponibili in lingua originale su www.pubmed.gov, un sito della biblioteca internazionale di medicina degli USAe dei NIH (National Institutes of Health) e in italiano su www.scienzavegetariana.it grazie alla traduzione del Presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana Luciana Baroni. Al di fuori di tutti questi studi e di tutte queste considerazioni fatte a livello anatomico e fisiologico, penso che la carne esposta sui banchi dei supermercati non abbia niente a che vedere con la carne che si mangiava la mia bisnonna. Penso a tanto tempo fa e posso vedere gli animali liberi vivere la loro natura e vedo l’uomo che uccide perché ha fame. Immagino tutto questo come un ciclo naturale, non una smania di provare a replicare il piatto visto a Masterchef. Oggi vedo allevamenti intensivi di animali ammassati che di felicità non ne proveranno per niente nella loro vita. Animali che non seguiranno il loro corso naturale di vita. Verranno pompati per essere più grassi, per produrre più fette di bistecca da mettere nelle confezioni della Coop. Siamo fatti di cellule intrise di emozioni. Quei poveri animali, allo stesso modo, racchiudono in ogni loro cellula lo sconforto, lo schifo, il dolore e la paura che precede la loro uccisione. E poiché noi siamo quello che mangiamo, è di quella energia che ci ricarichiamo. Al di fuori del gran numero di studi che sono stati fatti a sostegno di una dieta vegetale come l’unica in grado di proteggerci da numerose patologie degenerative, è il pensiero di quella maledetta energia che mi ha innescato il cambiamento. Voglio essere vitale, ottimista e positiva. Per logica è di questo che devo cibarmi. Non di certo di adrenalina, paura e morte. E voi di cosa volete essere carichi?

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