L’energia degli alimenti

da 18Apr20190 commenti

questione di angstrom

Siamo totalmente abituati a comprare dai banchi dei supermercati e totalmente disabituati a farlo dalla natura. Devo ammettere che nemmeno io e Nicola eravamo soliti andare in luoghi precisi per raccogliere determinate erbe. Ma in questo cammino in cui niente ci succede per caso qualcuno ci ha indicato la strada. Era il giorno del mio compleanno e stava a me decidere come passare la giornata. Ho optato per il luogo che mi mette più serenità in assoluto: la natura. Ho deciso di andare sui Colli Euganei e di scegliere un percorso a piedi. Ho guardato su internet, ho scelto quello che m’ispirava di più e ho puntato il navigatore.

Durante il tragitto a piedi abbiamo incontrato un signore che ci ha fermati e ci ha detto: “ragazzi se andate poco più avanti trovate l’aglio orsino, lo conoscete? Guardate! Ne ho appena raccolto una sporta!”. Non sapevamo minimamente di cosa si trattasse, ma ci incuriosiva, quindi abbiamo chiesto informazioni, come ad esempio in che maniera andasse consumato. “Noi qui in veneto laviamo le foglie, le frulliamo assieme con un pochino di olio d’oliva, un pizzico di sale e del limone e lo mescoliamo al mascarpone per farci una buonissima crema spalmabile”. Il signore si è raccomandato anche di non confondere l’aglio orsino con il mughetto che è, al contrario, tossico. Per non sbagliarsi basta fare un piccolo strappo alla foglia: si deve avvertire odore di aglio! Altra cosa che li contraddistingue è il fiore, quindi se non volete sbagliarvi andate a raccoglierlo quando è in fioritura cercandovi prima su internet le immagini per il confronto. Così abbiamo fatto noi e ce ne siamo portati a casa una sportina. La sera abbiamo provato subito a creare una ricettina per evitare che andasse a disperdersi l’energia di cui erano ancora cariche le foglie e ragazzi: una bontà assoluta! Io invece del mascarpone ci ho aggiunto nel frullatore degli anacardi e un pochino di feta greca e ci ho condito la pasta. Ho provato anche senza feta e anacardi per sentire il gusto “al naturale” e a me che adoro l’aglio è piaciuto davvero tantissimo! Trovate questa erba spontanea nel luoghi più umidi e quindi non esposti completamente al sole. Ho fatto una ricerca e ho scoperto che quest’erba selvatica ha importanti proprietà ipotensive, depuranti, stimolanti ed antisettiche ed è fin dall’antichità utilizzata per purificare il sangue e tenere sotto controllo i livelli di colesterolo: un vero toccasana! Tornando verso il camper abbiamo poi incontrato un gruppo di ragazzi davvero speciali: si stavano ripulendo i boschi. “La gente viene qui e non ha rispetto: sporcano, gettano rifiuti ovunque” ci ha detto uno di loro. Davvero nobile questa iniziativa! Se ognuno di noi facesse lo stesso avremmo sicuramente un pianeta meno distrutto! Il loro evidente amore per la natura mi ha spinto a chiedere se ci fossero altre erbe spontanee da raccogliere nei dintorni: sicuramente loro conoscevano quelle terre! Ed infatti ci hanno parlato dei “bruscandoli”, che altro non sono che il luppolo selvatico, da molti chiamato asparagina per la forte somiglianza con gli asparagi. Sono utilizzati perlopiù nelle frittate e nei risotti. Ho fatto una ricerca: il suo nome ufficiale è Humulus Lupulus ed ha proprietà tonificanti, diuretiche, rinfrescanti, lassative. I ragazzi ci hanno anche parlato delle radici del “raperonzolo” ossia del rampussolo, una piccola rapa ( il nome deriva infatti da “rampunculus”) che si utilizza cruda nelle insalate. Da una mia successiva ricerca è emerso che ha importantissime proprietà terapeutiche: rinforza il sistema immunitario, ha effetti lassativi, diuretici ed antinfiammatori. È utilizzato per combattere gengiviti, afte ed ascessi in fase iniziale. Un’altra curiosità consiste nell’utilizzo delle sue foglie ( tritate e pestate) come uso esterno per le verruche. Per ultimo ci hanno parlato dei “carletti” (nome tecnico: Silene vulgaris), che si mangiano sia crudi che cotti in risotti, ripieni e frittate. Hanno un sapore dolciastro e proprietà nutritive (ricchi di vitamina C, sali minerali e antiossidanti) e medicinali (tra cui la cura delle oftalmie, che sono affezioni degli occhi). Tutti questi nutrienti, queste proprietà curative e l’energia stessa propria di queste piante si mantengono inalterati solo se manipolati il meno possibile. E questa massima è da applicarsi a tutto il cibo presente in natura. Il famosissimo medico naturopata, biochimico, iridologo ed esperto erborista Robert S. Morse lo spiega benissimo nel miglior libro di nutrizione intesa come guarigione che io abbia letto finora: “The detox miracle guida completa” ( se vuoi comprare il libro direttamente da Amazon clicca qui).  Il medico, ritenuto uno dei più grandi guaritori del nostro tempo, ci fornisce una lista di cibi con il loro valore energetico elettromagnetico misurato in angstrom, per spiegare l’utilizzo che ne fa nella cura dei suoi pazienti: il professore cura nella propria clinica  malati di cancro e di altre patologie di origine tossica applicando la vera naturopatia intesa come disintossicazione piuttosto che come cura sintomatica. Premettendo che nessun altro essere vivente cucina il proprio cibo, il medico attribuisce: 

– a frutta fresca cruda : da 8000 a 10.000 angstrom;

– a verdure fresche crude : da 8000 a 9000 angstrom;

– a latte materno per bambini fino ai due anni di età: 8500 angstrom;

– a verdure cotte: da 4000 a 6500 angstrom;

– a latte pastorizzato: 2000 angstrom;

– al formaggio: 1800 angstrom;

– alla farina raffinata: 1500 angstrom;

– alle carni: 0 angstrom;

Proseguendo la sua tesi, considerando che secondo la fisica l’energia non si crea e non si distrugge ma cambia, sappiate che, come afferma anche Christopher Bird nel suo volume “La vita segreta delle piante” (se vuoi acquistarlo direttamente da Amazon clicca qui), con un livello di circa 4500-5200 angstrom si è più soggetti al cancro  o ad altre gravi patologie degenerative. Secondo il medico per mantenerci sani dovremmo seguire una dieta composta dall’80% di cibi crudi e ci invita a mantenerci alcalinizzati. Usando le parole di Morse: “i cibi cotti sono alimenti morti. (…) Cucinare, riscaldare, friggere e trasformare i vostri cibi causa cambiamenti radicali nella loro chimica ed energia elettromagnetica, trasformandoli in veleni o tossine che l’organismo deve combattere invece che usare per l’energia e la ricostruzione. (…) L’energia e la natura dei cibi che mangiate vi rendono vitali o malati, perché la natura o la vibrazione di un cibo specifico crea un’ onda di energia che si riflette in tutto il vostro corpo”. Che siamo energia, infatti è cosa risaputa e di questa corrispondenza ( energia alimentare – energia corporale ) ne parla anche Franco Berrino assieme a Daniel Lumera e David Mariani in “Ventuno giorni per rinascere” (se vuoi acquistare il libro direttamente da Amazon clicca qui) facendo riferimenti all’ayurveda (la medicina tradizionale antica indiana) ed alla macrobiotica: secondo queste ultime alimentarsi di cibi morti, privi di energia vitale, “non permette di giungere a certe profondità spirituali”. E non siamo forse su questo pianeta proprio per raggiungere quelle vette? A voi le conclusioni finali.

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