Ma tu lo sai perché mangi?

da 11Apr2019

il giorno dello sgarro

Ma tu lo sai che di tutte le volte che mangi, neanche una è per un motivo valido ? I pasti principali che ti concedi sono tre: colazione, pranzo e cena. Te li pappi più o meno alla stessa ora tutti i giorni come se fossero appuntamenti veri e propri. Mangi solo perché è l’ora di farlo, per pura abitudine, non diversa da quella della sigaretta col caffè: è arrivato il momento prestabilito per mangiare quindi ho fame. Sono sicura che alcuni di voi staranno obiettando: “veramente io mangio perché se no non sto in piedi, vista la fatica che devo affrontare!”. Si,certo! come no! Lo sai quanto tempo necessita il tuo corpo per assimilare e trasformare in energia il pasto che dici che ti abbia fatto star meglio subito dopo?! almeno molte ore. Ne beneficerai forse quando sei già in doccia e ti stai preparando per la cena.. L’energia che senti investirti tutt’un tratto dopo pranzo è esattamente la stessa che avevi disponibile prima di mangiare, quando dicevi di non stare più in piedi! Altri ancora sostengono di mangiare perché “muoiono di fame”, perché sentono un “buco allo stomaco”… beh, se la pancia ti brontola non è cosa sana: come sostiene Riefoli “avere appetito non è una malattia, (…) non è normale avvertire disagio ogni volta che lo stomaco è vuoto”, quindi ti consiglio di cercare il motivo per il quale questo ti accade! Altre volte mangiamo perché siamo costretti a farlo: quanti di voi si sono sentiti dire da piccini: “finisci tutto quello che hai nel piatto, poi puoi andare a giocare!”. Aggiungiamo alla lista anche il mangiare per compiacere: come rifiutare alle volte il piatto che c’ha preparato con tanta premura la nonna? Continuiamo la lista con qualcosa di divertente, come il mangiare per farsi vedere (da uno bravo! Aggiungerei.): basti pensare a quanti programmi in televisione propongono gare che premiano chi riesce a mangiare decine di hg di cibo oppure ai ragazzini che per sentirsi grandi iniziano a bere caffè e fumarsi la sigaretta. Continuiamo col mangiare per fame nervosa, che tutti abbiamo avuto il piacere di conoscere, oppure il smangiucchiare per noia. Altro caso ancora: il mangiare per tregua dallo studio (situazione simile alla pausa-sigaretta). E il mangiare mentre guardiamo la tv? Sei consapevole di quanto cibo introduci più di quanto il tuo fisico ti stia richiedendo, mentre guardi un programma televisivo che ti piace tanto? Questo lo hanno ben capito quelli che vendono popcorn al cinema! Sei talmente distratto che non avverti nemmeno il senso di sazietà. A questa lista potrei aggiungere tutti i rapporti conflittuali che esistono col il cibo, ma non riuscirei a trattarli in maniera tanto approfondita da mostrare tutte le casistiche in cui ognuno di voi può rispecchiarsi. Lo fa benissimo Riefoli in un manuale davvero splendido: Il rapporto mente-cibo (per acquistarlo clicca qui). In questo libro, usando sue parole, “emerge che nelle proprie memorie, camuffati da voglie, piaceri, desideri, oppure da repulsioni verso certi cibi, sono presenti schemi compulsivi, riconducibili a esperienze del passato, che agiscono a livello inconsapevole. In alcuni casi si tratta di episodi di abbandono, di coflitti emozionali madre-figlio (…), ma il disagio alimentare può nascere anche da memorie contenenti esperienze vissute dai propri genitori o avi” o da tanti altri inimmaginabili motivi. Insomma, è molto importante che tu ti chieda perché stai mangiando, ogni volta che ti metti qualcosa in bocca. Ti ho già detto che sei quello che mangi, ma non ti ho ancora detto a cosa serve mangiare. Mangiare serve principalmente a mantenerti costante la temperatura corporea (un grado sotto siamo in ipotermia e un grado sopra siamo in stato febbrile); serve ad attivare il metabolismo: assorbire, trasformare ed eliminare sostanze; permette lo svolgimento delle attività della vita (lavoro, attività sportiva,ecc. ecc. ) e serve a consentire la crescita, il ricambio e la riparazione dei tessuti: il cibo va scomposto in elementi semplici per essere inviato dove serve come nutriente o componente. Infatti le pietanze per poter essere utilizzate dal corpo devono essere scomposte nelle loro forme più semplici attraverso il processo di digestione. Tutti gli alimenti presenti in natura possono appartenere in maniera proporzionalmente prevalente (non esiste appartenenza esclusiva) alla classe dei glucidi (carboidrati), a quella dei lipidi (grassi) o a quella dei protidi (proteine). I primi con la digestione diventano glucosio (uno zucchero semplice da non confondere con lo zucchero raffinato) e devono rappresentare il 60-70% delle calorie totali costituendo la principale fonte di energia fisica e celebrale. Appartengono a questa categoria i cereali integrali in chicco e i loro derivati, i legumi (in minima parte: infatti sono considerati perlopiù proteici), la frutta secca oleosa, tutti i vegetali e la frutta (faccio riferimento ai vegetali nella loro forma integrale per una ragione collegata al concetto di basso indice glicemico indispensabile per il benessere del nostro organismo). I secondi ( i lipidi) con la digestione diventano acidi grassi liberi se di origine vegetale (e anche colesterolo se di origine animale, provocando non pochi problemi all’organismo) e devono rappresentare il 10-20% delle calorie quotidiane essendo la principale fonte di energia accumulabile del corpo ed essendo indispensabili alla vita di ogni cellula ed  alla metabolizzazione delle vitamine A, D,E e K. I grassi di origine vegetale (evito la lista di quelli di origine animale, dovendone fare tutti a meno) li troviamo nelle olive, nella frutta secca oleaginosa ( noci, nocciole, mandorle), nei semi ( di cereali, di legumi, di zucca, di sesamo, ecc. ecc.) e negli oli vegetali estratti a freddo. Gli ultimi  (i protidi) con la digestione diventano amminoacidi usati dal nostro organismo per riparare, creare nuove strutture, aumentare le difese immunitarie. Non essendo queste ultime accumulabili nel nostro organismo necessitano di essere introdotte nella giusta misura per non sovraccaricare di lavoro gli organi preposti alla loro eliminazione, ossia nella misura pari a 0.5-0.8 grammi per kg di peso corporeo in persone sedentarie e tra lo 0.8 e l’1.2 grammi per sportivi. Troviamo proteine vegetali ( evito sempre quelle di derivazione animale) nei legumi, nei cereali integrali in chicco e i loro derivati, nella frutta secca oleaginosa e nei semi oleosi. Ti sei fatto un’ idea dell’unico motivo per cui dovresti mangiare e del modo in cui dovresti farlo? Dovresti mangiare quanto necessario al tuo organismo per il suo normale funzionamento e non oltre per evitare di sovraccaricare gli organi preposti a tale compito. Peggio ancora potresti ostacolarli alimentandoti nella maniera scorretta: pensa a cosa accadrebbe se mettessi benzina in un motore diesel! So che è difficile rinunciare ai cappelletti della nonna ma non devi farlo. Personalmente sono contraria al proibizionismo e agli estremismi. Ti dico quello che facciamo nella nostra famiglia: mangiamo sempre in maniera corretta ma ci concediamo lo sgarro ogni quindici giorni: pizza, carne ai ferri, dolci, cappelletti della nonna e altri piatti non propriamente corretti, a rotazione. Alla fine il cibo è anche energia, amore e sentimento e ogni tanto si ha bisogno di farsi una scorpacciata anche di queste vibrazioni confidando nella capacità del nostro corpo di riparare alle nostre marachelle!

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