Siamo erbivori o carnivori?

da 4Apr2019

guardiamoci dentro!

Senza perdere di vista la meta, quello che ci siamo prefissati aprendo questo blog io e Nicola è di tornare a vivere secondo natura da più possibili punti di vista, aiutando così anche i lettori che mirano allo stesso obiettivo nell’intento. Siamo quello che mangiamo. E non è una frase fatta. Il biochimico Rudolf Schoenheimer l’ha ben provato somministrando ad animali degli acidi grassi marcati con deuterio e dimostrando che essi comparivano nei depositi di grasso di tutto il corpo. Il cibo che ingerisci va a distribuirsi nel corpo per sostituire le tue cellule che muoiono (e nascono) in continuazione! Inserire quindi del cibo che contrasta con la naturale conformazione non può che provocare, per deduzione, un danno. L’alimentazione è quindi un punto cardine di questo ritorno a vivere secondo natura. Ma è essenziale non solo da un punto di vista fisiologico risalire a come nutrire il nostro corpo, ma anche in merito alla nostra ricerca della felicità: “mens sana in corpore sano”, sosteneva Giovenale. Non si può auspicare alla serenità e alla completezza se non si cura il proprio corpo. Quindi la domanda è: ci sono degli elementi rilevabili nella nostra anatomia che possono svelare quale sia il giusto carburante di questa macchina umana? Cosa dobbiamo mangiare per eseguire un corretto tagliando? Cosa dobbiamo mangiare per far durare il più a lungo possibile questo corpo che ci ospita? Cosa dobbiamo mangiare per mantenere vivo il nostro istinto naturale, per tenere ben vigile il nostro terzo occhio? La nostra natura è erbivora oppure carnivora? Riefoli e il suo meraviglioso manuale (acquistabile cliccando qui) mi hanno finalmente risolto l’enigma: la risposta risiede nel nostro apparato digerente, nelle proporzioni e dimensioni degli organi che lo compongono. Utilizzando le parole di Riefoli, “in natura i carnivori presentano un fegato più grosso, l’ambiente gastrico più acido, l’intestino più corto, denti aguzzi, muso allungato. Gli erbivori hanno un fegato più ridotto, ambiente gastrico molto meno acido, intestino molto più lungo, denti piatti. Queste differenze sono giustificate da un diverso e specifico cibo a cui gli animali devono attingere per sfruttare al meglio le caratteristiche anatomiche e fisiologiche del loro organismo e rispettare quindi la loro natura”. Seguendo il ragionamento del manuale, mi sono resa conto di non sapere assolutamente come funziona la digestione e grazie a questo mini excursus sull’anatomia umana ho potuto sfatare diversi miti per apprenderne di davvero essenziali per consentire agli organi del corpo di svolgere correttamente e serenamente il proprio lavoro. Avevate mai sentito ad esempio che la digestione inizia dalla bocca? Ruolo essenziale nella digestione lo svolgono infatti le ghiandole salivari. E’ importantissimo avere una buona saliva in quanto essa svolge una funzione antibatterica (motivo per il quale gli animali si leccano le ferite), possiede ceppi batterici che devono rimanere in equilibrio per contrastare le carie ,ha proprietà lubrificanti per aiutare il cibo a scendere il suo percorso, ha potere di alcalinizzare il bolo anche in presenza di introduzione di cibi acidi come dolci, frutta e verdura e contiene un enzima (ptialina) specifico per la digestione dei carboidrati. Per permettere alle ghiandole salivari di produrre buona saliva occorre consumare bevande nè troppo fredde nè troppo calde ed evitare di introdurre in bocca prodotti chimici di sintesi come lo sono ad esempio le gomme da masticare, i dentifrici ed i collutori. Ho scoperto, infatti, che il dentifricio non serve assolutamente a niente, se non a garantire lavoro al dentista. Idem per il collutorio (tranne nei casi specifici di problemi infettivi o post-operatori). Tra l’altro avevo già letto che il fluoro presente nei dentifrici è il primo responsabile della calcificazione della ghiandola pineale. Beh, io vi giuro che non uso più dentifricio e per profumare l’alito sono solita, se mi va, sfregarmi una foglia di salvia dal lato ruvido sui denti. Provare per credere! Riefoli riporta anche un’antica ricetta yogica per produrvi da soli il vostro collutorio con meno di un euro: vi dico solo che Nicola ha risolto finalmente il suo problema di sanguinamento gengivale! Scoprirete da voi quanti accorgimenti quotidiani si possono adottare per favorire il corretto funzionamento del nostro corpo alleggerendo il sacro lavoro dei nostri organi, che possono così rilassarsi donandoci uno stato di pace e una sensazione di armonia.  A sostegno della nostra natura erbivora interviene anche il manuale del dottor Berrino (acquistabile cliccando qui) collegando lo stato infiammatorio cronico favorevole all’insorgere delle patologie di cuore e neurovegetative e lo sviluppo tumori proprio ad un’alimentazione errata quando diversa, appunto, da quella vegetale. Il manuale è molto pratico ed utile perché vi dà indicazioni circa l’esame (molto comune) da eseguire se volete conoscere il livello del vostro stato infiammatorio e valutare quindi se siete potenzialmente a rischio delle patologie sopra meglio descritte. Anche la macrobiotica è d’accordo col principio riconducendo ai cibi di origine vegetale l’equilibrio dello yin e dello yang. Un’ ultima prova che voglio fornirvi è quella che risiede nella comparazione tra l’uomo e l’animale che ha forte similitudini con  la nostra specie: la scimmia antropomorfe (considerata nostra progenitrice). La struttura del suo apparato digerente è così simile alla nostra che si ipotizza che la sua natura vegetariana frugivora sia da ricondursi anche a noi. Alla luce di tutto quello che posso aver esposto a sostegno della tesi secondo la quale l’uomo è essenzialmente erbivoro, alcuni di voi potrebbero pensare: “se il mio corpo mi permette naturalmente di digerire la carne, significa che sono anche carnivoro; in caso contrario non me lo permetterebbe, per evitarmi di alimentarmi in modo scorretto”. A questo voglio rispondere con le parole del dottor Giuseppe Cocca, medico esperto di alimentazione energetica e digiunoterapeuta: “il fatto che un elefante sopravviva all’ingestione di un insetto o di un animaletto rimasto intrappolato fra i fasci di erba o le foglie di cui si nutre, digerendolo senza problemi, non fa dell’elefante stesso un animale carnivoro. Analogamente, una tigre riesce a digerire bene i vegetali contenuti nelle interiora di una zebra, ma questo non fa del felino un animale erbivoro”. Conclude splendidamente il senso del pensiero Riefoli aggiungendo che “se però alimentiamo abitualmente le mucche con mangimi a base di farine animali prodotte con la triturazione di ossa e carni, costringendole ad una sorta di cannibalismo inconsapevole forzato, questi animali, poiché erbivori, si ammalano facilmente e muoiono precocemente” (mucca pazza). A voi le deduzioni finali.

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Il nostro Blog Guidati da Ajna è ricco di articoli scritti in posti sempre diversi che stimolano nuovi spunti e nuovi argomenti del vivere secondo natura.

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